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Italo Ghilardi
Dal 13 febbraio all'11 marzo 2016

Le tele estroflesse di Italo Ghilardi – di Elena Agosti

Verso la metà degli anni 60 in Italia, l’estroflessione o shaped canvas, ha costituito per gli artisti un’importante possibilità di confronto con le avanguardie internazionali, esprimendosi in modo concettuale e scevro da ogni implicazione con la realtà “fenomenica”.

Le tele estroflesse di Italo Ghilardi rappresentano un’originale continuazione nel solco di questa linea artistica, facente capo al movimento del Neoconcretismo, che ha avuto Lucio Fontana come imprescindibile presupposto, ed Enrico Castellani e Agostino Bonalumi tra i più significativi esponenti.

Il gesto/taglio che, a partire dal 1948, Fontana inferte alla tela, rappresenta un punto fondamentale nella storia dell’arte, poiché crea un nuovo concetto di spazialità. Il varco fa si che vi sia un continuo tra l’al di qua e l’al di là del supporto. Il piano pittorico non è più oggetto passivo, ma diviene parte attiva dell’espressione.

Dall’attenta analisi delle infinite possibilità di strutturazione dinamica della tela, nascono i famosi monocromi di Castellani. Con Bonalumi il concetto di quadro, come supporto bidimensionale, è definitivamente abbandonato. A luce, spazio e forma viene aggiunto il colore. La tela, sagomata e dipinta, diventa opera tidimensionale a tutti gli effetti.

Nelle sue estroflessioni Ghilardi riprende tale procedimento, ben utilizzando gli elementi sopracitati e costituenti da sempre gli ingredienti primi dell’arte.

Con profonda conoscenza e sapiente utilizzo dei materiali, traduce il tutto in personalissime elaborazioni: quadri-oggetto e tele “scolpite” in forme di pannelli, con sagomature quadrate o variamente strutturate, a monocromo o a colori e risaltate da un elegante dialogo di luci ed ombre. Le opere hanno un’anima lignea chiodata, e, in alcuni casi, dipinta. L’interno traspare sulla tela in raffinate sfumature, e questo costituisce un originale ed interessante punto di novità rispetto alle precedenti produzioni, nella linea della shaped canvas. I toni vanno dai bianchi-ghiaccio ai bianco-grigi o ancora bianchi-avorio e bianco rosati, che ricordano l’incarnato di figure eseguite da importanti ritrattisti cinquecenteschi lombardi. Come a dire che ogni astrazione pare conservi, per quanto se ne “prendano le distanze”, tracce di quel reale che da sempre costituisce l’altro polo della dialettica artistica e non solo.

E del resto basta osservare certi sfondi di dipinti antichi per ritrovare un sapore d’astratto o indefinito, che in qualche modo avvalora tale suggestione. Nel caso di Ghilardi essa rappresenta la conferma del suo poliedrico percorso artistico, in una continua e prolifica contaminazione, sortendo singolari creazioni “diversamente ripetute”.

Italo Ghilardi (Palazzolo sull’Oglio (Brescia), 1946) – Nel 1966 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti “Giacomo Carrara” di Bergamo – Dal 1972 al 1993 è assistente alla cattedra di Pittura di Trento Longaretti, Elia Ajolfi, Ermino Maffioletti ed altri docentipresso l’Accademia Carrara e, presso la stessaAccademia,dal 1994 al 1999 è Docente titolare della cattedra di Pittura. Dal 2000 al 2004 insegna all’Accademia di Belle Arti “Lorenzo Lotto” di Bergamo. Dal 1966 ad oggi partecipa a mostre nazionali ed internazionali, ottenendo consensi e premi.

Dal 1970 ha allestito numerose mostre personali in Italia e all’estero in importanti gallerie quali: Verenining Volksuniversiteit di Rotterdam, la Galerie Kunst di Rotterdam, la Baxter Gallery di Toronto, la Galleria Documentaria di San Paolo del Brasile, Piccola Galleria di Brescia Galleria Linea 70 di Verona, Galleria L’Arco di Como, Galleria Severgnini di Cernusco sul Naviglio (Milano) Galleria La Cittadella di Torino, Gallerie: 38, Ferrari, Hatria, Fumagalli, Elleni, Transit, Studio Balini di Bergamo.

Dal 1980 partecipa a diverse collettive tra cui: La seconda Biennale d’Arte Della Spezia, la XXXI Biennale Nazionale d’Arte della Città di Milano presso la Triennale e il Palazzo del Senato di Milano, La prima Biennale d’Arte di Cremona, “Disegni di pace per scenari di guerra” presso l’ex Chiesa della Maddalena di Bergamo, “Longaretti e la sua scuola” presso il Teatro Sociale di Bergamo, “Bucce”, a cura di Mauro Corradini a Brescia, Arte a Bergamo 1970-1981 a cura di Maria Cristina Rodeschini Galati, Palazzo della Ragione – Sala delle Capriate, Bergamo, “Primizie d’artista IV” presso la Pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo. “Tra Noi” L’autoritratto e l’opera presso lo Studio Balini di Bergamo, “Fuochi Fatui” mostre-evento a Varese e a Torre de Roveri di Bergamo, “Ex Libri”e “Fuori Vetrina” presso la Biblioteca Caversazzi di Bergamo, “Repetita Iuvant” presso lo Spazio Arte Viamoronisedici. Nel 2002 la Galleria Ferrari di Bergamo cura una sua antologica presso l’Accademia Tadini di Lovere (BG).