Arretrati
Arte Milano - Roma

Gérard Auburgan
a cura di Tullio Pacifici
Scene di nudi, ambientali, primi piani e sguardi, figure intere. Le sue immagini esplorano i modi delle persone di esprimersi, di essere, di agire, gli attimi di esistenza. Possono essere immaginate come retroscena pittorici di quello che in campo fotografico sarebbero le scene di un gossip. Amante di un modo di essere espressionista, quest’artista cerca di padroneggiare i colori in modo che possano dare a chi osserva un motivo di coinvolgimento. Produce inusuali angolature e riproduzioni delle percezioni senza eccedere con le spazzolure coloristiche, piuttosto facendosi strada a colpi di luce. Ombre e luci che si creano sono determinanti per creare dei ponti con l’esterno. Sembra sempre che le figure siano messe in moto in modo che l’esplorazione diventi reciproca, in un’ottica di dialogo diretto e immediato tra l’interno e l’esterno del quadro. I ritratti non cercano di essere surreali, piuttosto vogliono farsi leggere per essere al meglio capaci di rivelare se stessi. I corpi sono presi dalla vita, intrisi da essa; sono storie raccontate, tinte dall’ironia, dal piacere, dai segni della sofferenza, dalla curiosita’, dal giornaliero vissuto e messo in scena con il proprio lavoro quotidiano. Gli ambienti pittorici descritti diventano narrazioni che ogni volta si compiono con scene di vita. Ogni apparire e’un’esistenza che in quanto tale deve trasparire dal quadro, uscire dalla sua pelle di tela e senza troppo nascondersi rivelarsi.
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