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- a cura di Tullio Pacifici -

Marzia Damaggio

Dal 27 aprile 2010 al 30 maggio 2010

Il mare laggiù

Una tavolozza di colori può far inventare piccole magie, e il lavoro del pittore bisogna apprezzarlo fin da bambini. Nello studio del nonno artista, Marzia Damaggio si è incamminata verso la pittura con lo stesso entusiasmo con cui, da piccola, si concedeva ai giochi dell'infanzia, finché il suo gesto pittorico è divenuto spontaneo, naturale.
Con il tempo, la sua esperienza della realtà ha abbandonato riferimenti troppo concreti per trasformarsi in un sogno di colore.
Nei suoi ultimi lavori non c'è sintesi, al contrario, le sue forme colorate proliferano grazie a un decorativismo libero ed esuberante. Sono pagine di emozioni quotidiane.
Gli impasti e gli sfilacciamenti, le campiture di colore e i rapporti tra le zone cromatiche costituiscono un tessuto di luce sul quale sovente, proprio come farebbe la trama e l'ordito di una stoffa, si adagiano delle griglie geometriche, che altro non sono se non le matrici razionali dei segni, ridotti all'essenza, con cui l'artista rappresenta ciò che resta del mondo.
Pittura astratta la sua, eppure in queste visioni ancora consistenti sopravvivono nei colori le tracce della vita di ogni giorno. Pensiamo ai titoli dei suoi quadri: Metropolis, Voglia di mare...Non sono paesaggi veri, sono ciò che è rimasto dopo che l'attenzione dell'artista si è rivolta alla città, al mare o ai fenomeni del cielo.
Il passare degli anni le ha regalato il colore puro e l'espressione calibrata degli accostamenti cromatici. Marzia Damaggio prima ascolta i moti interiori dell'anima, quindi ce li racconta attraverso lo spettacolo dei suoi verdi, dei gialli, dell'argento, dell'azzurro.
E' l'eco della vita che ritorna non fosse altro che in una macchia di luce.

Letizia Triches

 

Marzia Damaggio


 

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