Arretrati
Arte Milano - Roma

Ricardo Macias
a cura di Tullio Pacifici
I materiali vengono trattati in modo da distorcere l’occhio dalla realtà e portarlo sul piano della metamorfosi. E’ così che le sue immagini, quasi tutte volti di donne, appaiono come finzioni animate; visi con un solo occhio, bocche gigantesche, i capelli tradotti con fili di ferro, i corpi volutamente mutati. L’intrigo del suo fare sta proprio in questa volontà di stravolgimento; con rappresentazioni che appositamente iconizza e che caricaturizza all’insegna dell’espressività. L’espressività viene sottolineata, esasperata, proprio perché ogni volto deve portare su di sé i segni della vita, del dolore, della tristezza, del cambiamento inesorabile del vivere. Le caricature hanno lo scopo di gettare, fare luce, sull’esistente, su certi drammi del vivere quotidiano, sul proprio essere. Ogni maschera è così rivelatrice di un modo di essere interiore ed una denuncia verso il mondo circostante. In connessione con questo filone porta in mostra altri due generi di opere che sono, una, una rivisitazione di quello che nel paese dell’artista, il Messico, è chiamato albero della vita, e che l’artista presenta in ottica moderna e stilizzata, l’altra sono 4 opere in terracotta smaltata che l’artista presenta come sculture antichizzate, coniche, vasiformi, cubiche, rotondeggianti.   Sono opere di medie dimensioni fatte in ceramica con tanti spuntoni alle basi e che comunque raccolgono eleganza e senso del classico. Tutti i lavori sono accomunati dalla sottolineatura del senso del movimento, del cambiamento, e vengono utilizzati per esorcizzare la noia del vivere ed elogiare la versatilità della vita.
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