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Zen Sushi Restaurant di Roma
- a cura di Tullio Pacifici -

Masako Oikawa

Dal 1 giugno 2010 al 27 giugno 2010


L’arte non figurativa è un fenomeno di vastità incommensurabile legato a lontane ispirazioni eterogenee quali la natura nei suoi elementi, la metereologia, l’astrofisica, la biologia, la tecnologia, la geometria, i sogni e l’esoterismo, le emozioni di meraviglia, amore, rabbia metabolizzante dall’interiorità dell’artista. Vi aderiamo secondo una libertà di interpretazione che la figuratività riduce. I linguaggi sono molteplici e constano ora di embrionali virtualità, ora di variazioni eteree, ora di segni sciolti o strutturati, ora di composizioni quiete, tese o addirittura confliggenti. La penetrazione è ardua, ma, una volta ottenuta, gratificante perchè ci troviamo dinnanzi all’immunità delle condizioni della rappresentazione. Certamente l’ingresso dell’inorganico, nell’apparentemente causale è un approdo ad un mistero diverso ma ricco di contenuti intellettuali ed emotivi con quei riferimenti di cui abbiamo citato solo alcuni esempi. L’espressione astratta è valida di per sè purchè si conosca la via per raggiungerla e assimilarla. Non è oppurtuno distinguere ed escludere. Anzi occorre salutare di volta in volta come un dono inatteso e affascinante. é il caso dell’incontro con la giapponese Masako Oikawa, una personalità formatasi nello studio continuo. Nata a Tokyo, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Ochianomizu e ha successivamente seguito i corsi dell’Università Statale d’Arte di Tokyo laureandosi in Belle Arti (corso di pittura di olio). Giunta in Italia, ha studiato all’accademia di Belle Arti di Roma (corso di pittura di olio) nel 1980 – 81 e nel 1982 – 83 passando poi alla Scuola Libera del Nudo nella stessa accademia (dal 1983 al 1985), sempre per la pittura.

Gualtiero Da Vià

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L'orientamento di Masako Oikawa è duplice, nel costante rapporto tra pieno e vuoto, tra morfema o segno e sfondo. Da un lato ella appare aperta ad una visione contemplativa, romantica dei fantasmi derivati da reminescenze paesaggistiche su cui prevale un immaginario personale: la gamma dei toni è bassa ma talora vivificata dalla luce di bianchi declinati in gradazioni che sembrano avere come correlativi oggettivi le fortuite formazioni naturali dovute a sismi, venti, acque; scenari che tuttavia partecipano più dello spirito dell'artista che di panorami remotamente depositati nell'inconscio: indicazioni simboliche dell'infinito in squarci di cornici finite. Sono anche vagheggianti arcipelaghi e sviluppi di coste. Dall'altro la ricerca si esprime in segni sfrangiati (memorie di piante?) o in segmenti orizzontali o in scacchi vivacizzati da cromie brillanti: ritorno ad un' arte ingenua più che optical in quanto non vi è esercizio di ritmi seriali ma piuttosto un'innocenza goduta e fatta godere. Non solo una geometria elementare senza regole e simmetrie così da manifestarsi spontaneamente anche se preceduta da un lungo e serio meditare: esperienze che rilevano un'artista in promettente evoluzione.

Gualtiero Da Vià

 

 

 

Masako Oikawa


 

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Masako Oikawa

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