Arretrati
Arte Milano - Roma

Barbara Pastorino
a cura di Tullio Pacifici
Il solo linguaggio e’ quello dell’inconscio. La traduzione di questo linguaggio e' cercata con i colori. Mescolati, gettati, lasciati alla libera visione. La pittrice tratta i contenuti dei suoi paesaggi con fisicità, esprimendo un suo bisogno. L'interscambio tra idee e colori e' dialettico, talvolta un un vorticoso circuito, con esiti interessanti e sorprendenti. In particolare le tele “fondali” con tinte verdi, viola, blu, rosse e gialle, che si incontrano amalgamandosi come alghe galleggianti o creando geometriche e irregolari sculture. Questo modo di fare pittura ne mette in rilievo l’incredibile e straordinaria dinamicita’ e l'importanza che essa ha nel difficile e infinito cammino della conoscenza.
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Il tema che affronta cercando di dare visibilità a cio' che non si vede e’ l’inconscio. Gli scenari che fanno da paesaggi sono le superfici marine coperte e quelle citta’ che hanno con l’acqua una particolare consonanza. Citta' italiane speciali per bellezza e vicinanza con fiumi e mari. Indaga l'ambito del totalmente fuori e indipendente da noi, la natura, e cio' che da noi viene costruito e vissuto. Le possibili traduzioni con i colori dell'inconscio servono, creando qualcosa di mai visto, a capire meglio come questi due aspetti possano convivere andando alla ricerca di quelle che lei chiama “armonie prima impensabili”.